convegno pistoia '09
venerd́ 13 novembre 2009
convegno sulle cadute dall'alto

Convegno regionale sulle cadute dall’alto. Pistoia 6 ottobre 2009

Tree climbing.
Lo sviluppo di questa specifica attività, i vantaggi, le esperienze,gli aspetti critici, la normativa
Relatore: Renato Comin

Per prima cosa ci terrei a sottolineare che il tree climbing non è uno sport ma una metodica di lavoro ben codificata, con una lunga storia alle spalle. Già negli anni ’20 del secolo scorso negli Stati Uniti si utilizzavano tecniche specifiche, ora gli operatori nel settore sono svariate decine di migliaia.
In Europa, soprattutto nei paesi del nord, la storia risale ad alcune decine di anni, mentre in Italia i tree climbers erano alcune decine alla fine degli anni ’80. Da allora vi è stata una crescita molto importante, anche dal punto di vista della richiesta da parte della committenza. Attualmente potremmo stimare alcune centinaia di addetti nel settore.
Un dato tra i tanti riguardanti la formazione, presso la Scuola Agraria del Parco di Monza nel periodo 1994-2008, dove si sono tenuti 118 corsi di formazione in Tc per un totale di 1224 corsisti, provenienti per il 50 % circa dalla Lombardia e per percentuali variabili tra il 4% e l’8% da altre regioni.
Per molti anni non vi è stato un riconoscimento della nostra professione, anzi in molti casi eravamo osteggiati e ridicolizzati perché proponevamo di lavorare sugli alberi con l’ausilio di corde. In ogni caso non era richiesta nessuna formazione specifica.
In questo vuoto legislativo si è dovuti arrivare fino al 2003 con l’emanazione del Dlgs. 235/03 e delle relative Linee Guida per l’esecuzione di lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi.
Il Dlgs 235 è stato recentemente abrogato, sostituito dall’articolo 116 del testo unico,  il DLgs n° 81 del 9 aprile 2008.
Il fatto che questo Decreti Legge prevedano un processo formativo specifico per il lavoro sugli alberi, è per noi molto importante perché è paragonabile ad un riconoscimento legislativo del nostro settore e di tutte le sue peculiarità.
Riteniamo molto importante che le specificità del nostro lavoro vengano riconosciute, perché il nostro ambiente di lavoro è diverso dagli altri. Tra tante, una caratteristica peculiare è la tridimensionalità, che fa si che noi abbiamo la necessità di muoverci non su di un piano, come ad esempio su di una parete di edificio o naturale, ma in un volume.lav_edif_2.jpg


La struttura degli alberi è poco codificabile, ogni esemplare è un piccolo mondo  a se stante che va studiato per valutarne le caratteristiche e di volta in volta elaborare le migliori strategie operative.
Inoltre a noi è richiesto di lavorare nella parte più esterna della chioma, se supponessimo di sezionare un albero longitudinalmente, questo ci apparirebbe come un guscio verde supportato da una struttura di rami, è appunto in questo guscio esterno che noi dobbiamo imparare ad operare.
Qualsiasi tecnica che mi permette di lavorare in sicurezza solo nella parte interna della pianta è per noi assolutamente inutile e si rivelerebbe addirittura pericolosa se volessimo utilizzarla nella zona esterna (guscio)
Anche le posture lavorative che un tree climber deve adottare durante le fasi di lavoro, rendono subito chiara l’idea che anche le nostre attrezzature specifiche che utilizziamo, hanno un loro motivo di essere.
Come già detto noi ci muoviamo in un volume, quindi non solo discesa e salita e spostamenti verso destra e sinistra, ma anche uscite sui rami verso l’esterno della chioma , mantenendo sempre la corda in tensione per non caricare eccessivamente i rami a volte molto esili.
Per adeguarsi a queste esigenze, con il tempo si sono evolute delle metodologie specifiche per la movimentazione in chioma in completa sicurezza, che sono ora adottate a livello mondiale dalla totalità dei tree climbers.
Se osserviamo gli alberi ci rendiamo conto che dobbiamo affrontare un’enorme variabilità di ambienti di lavoro, che andrà affiancata ed una grande variabilità di attività lavorative.

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Non solo quindi potatura ma anche indagini visive e strumentali, installazione cavi di consolidamento o parafulmini, abbattimenti controllati, etc.
Alcuni pericoli oggettivi sono comuni ad altre attività lavorative, legati ad esempio alla presenza di insetti nocivi o all’utilizzo di particolari utensili , ma ve ne sono alcuni che sono specifici degli alberi.
Perciò, una fase di lavoro molto importante è l’ispezione pre arrampicata alla ricerca di eventuali difetti della struttura che potrebbero essere fonte di pericolo
Molteplici ed a volte poco evidenti per un occhio non esperto sono i difetti genetici o provocati da agenti esterni che sono fonte di pericolo per l’operatore, alcuni tra questi sono: corteccia inclusa (debole inserzione rami), cavità o zone necrotiche, carie o funghi agenti di carie, branche morte o sofferenti, branche spezzate in bilico, deperimento generalizzato dell’esemplare
La scelta del punto di ancoraggio, che è poi il punto di partenza di tutto il sistema, è legata indissolubilmente alla professionalità dell’operatore, che in base alla sua esperienza farà le sue scelte. Nessun ancoraggio, su albero, parete rocciosa, edificio o simili, potrà mai essere certificato.
D’altra parte è necessario ricordare che anche il posizionamento di una piattaforma di lavoro è legato a delle scelte che vengono fatte sul momento dall’operatore, che in base alla sua esperienza valuterà se il sito cela o meno dei problemi che potrebbero essere fonte di pericolo durante le fasi di lavoro.
A questo proposito vi è stata molta ricerca sul campo da parte della Sezione Tecnica Speciale della Società Italiana di Arboricoltura in Italia ed di altre realtà in tutta Europa.
Sono state effettuate : prove di tenuta dei rami con tutte le variabili immaginabili (tipo di essenza, angoli, diametri, etc), prove di resistenza dei materiali nell’utilizzo specifico su alberi, ricerche sull’ergonomia, sulle innovazioni tecniche delle attrezzature, sulle corrette posture operative ed infine stesura di procedure di gestione delle emergenze nei cantieri di tree climbing.test_rottura_rami_7.jpg
In particolare, il lavoro concernente la resistenza dei rami è stato molto impegnativo ed ha coinvolto molte persone in tutto il mondo, che attraverso l’utilizzo di paranchi, dinamometri, goniometri, videocamere, computers e quant’altro, sono riusciti a dare delle indicazioni abbastanza precise a chi ai rami si deve ancorare.
Dal punto di vista della tipologia di cantiere, l’albero è un tipico cantiere con accesso dal basso
ed uscita dal basso. L’intervento andrà quindi, salvo rare eccezioni, pianificato con l’obiettivo di far coincidere la fase di lavoro con la discesa. La risalita sarà quindi,nella maggior parte dei casi,una fase di solo accesso.
Le due fasi principali di movimentazione sull’albero sono quindi :
la risalita, che potrà essere eseguita su corda singola o doppia svincolabile o no da terra, ed il lavoro che, come abbiamo detto, quasi sempre coincide con la fase di discesa al suolo. Per vari motivi, questa fase raramente potrà svolgersi su ancoraggio svincolabile da terra.
Durante il lavoro, ad esempio in un intervento di potatura l’operatore dovrà sempre avere un secondo punto di contatto, questo potrà essere rappresentato da un cordino di posizionamento, comunemente chiamato “longe” o da una seconda corda  con il sistema denominato “doppia via”.
In alcuni casi si possono anche utilizzare teleferiche o rinvii sui rami.
La sicurezza in un cantiere di tree climbing è rappresentata anche dalla possibilità di essere velocemente soccorsi ed aiutati nelle discesa dalla pianta nel caso subentrassero problemi.
La presenza nello stesso cantiere di un altro climber, preparato alle manovre corrette, sarà quindi indispensabile.
Come possiamo immaginare non è facile identificare una tecnica di gestione della emergenze che si adatti alle  tante variabili del lavoro sugli alberi, siamo comunque stati in grado di identificare le principali situazioni possibili in cui un climber in difficoltà potrebbe trovarsi:
A- operatore in fase di risalita su fune di accesso con ancoraggio svincolabile da terra
B- operatore in fase di risalita su  fune di accesso con ancoraggio fisso
C- operatore in fase di movimentazione con proprio sistema autobloccante su fune di lavoro
D- operatore in fase di lavoro con proprio sistema autobloccante su fune di lavoro e cordino di posizionamento (longe)
E- identiche situazioni di C) e D) ma con propria fune lesionata e non utilizzabile
F- operatore con ramponi, longe di posizionamento e fune di lavoro su tronco in fase di abbattimento

L’esperienza ha evidenziato che le situazioni più difficili da affrontare in caso di necessità sono:  la fase di risalita su corda non svincolabile e l’abbattimento controllato con ramponi e “longe”

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perché in entrambi i casi, per svincolare l’infortunato dalla corda o dalla struttura sulla quale si muove, è necessario sollevarlo creando un paranco. Per fare questa operazione sono necessari: tempo, attrezzatura, capacità.
Abbiamo anche prodotto dei diagrammi in cui l’interazione tra la complessità dello scenario e la gravità dell’infortunio danno origine ad una scala di difficoltà dell’intervento di emergenza.
A seconda della difficoltà da affrontare , abbiamo ipotizzato quattro livelli di intervento: auto soccorso, soccorso base, soccorso avanzato e soccorso combinato e per ciascuno abbiamo prodotto delle schede esplicative.
Passando ora allo specifico delle attrezzature utilizzate sugli alberi, vediamo che alle origini del Tc in Italia si era iniziato a trasferire sugli alberi tecniche e di conseguenza attrezzi già adoperati in altri ambienti di lavoro. Con il tempo ci si è resi conto che questi mal si adattavano e si è cominciato ad utilizzare sistemi di posizionamento basati su nodi autobloccanti. Hanno fatto la loro comparsa in seguito, attrezzi specifici prodotti dalle ditte del settore, ad esempio le doppie maniglie Kong oppure il Lockjack A.R.T.
Attualmente la gamma di prodotti esclusivi per i tree climber è molto vasta e ricca, molto recentemente sono stati messi in commercio anche dei sistemi  autobloccanti (CE-Climb) basati sui nodi e certificati secondo la normativa sul lavoro in posizionamento.
Testimone della nostra lunga storia è anche la bibliografia del settore, cominciando da “The art and science of practical rigging” e  “Arborist equipment” di provenienza americana per arrivare alla “Guide pratique du grimpeur-elagueur” di produzione francese.
L’opera più imponente e recentemente prodotta rimane comunque: “Evaluation of current rigging and dismantling practise used in arboricolture”, quasi quattrocento pagine di ricerca sulla struttura degli alberi, , sulla resistenza e sulle caratteristiche tecniche dei materiali, sulla tenuta dei nodi, etc.
Non credo che esista nessun altra tipologia di lavoro su fune che possa vantare ricerche nel settore a questi livelli.
Se consultiamo vari cataloghi di produttori di Dpi specifici, ad esempio Petzl o Kong, troviamo immagini che ci riportano alle nostre procedure lavorative, è come se le nostre tecniche fossero già entrate nella coscienza collettiva ma non riuscissero ad oltrepassare alcuni blocchi mentali creati da abitudini consolidate in altri ambienti di lavoro.
Molto interessanti sono anche alcuni opuscoli prodotti dall’HSE ( Health and Safety Executive).
L’HSE è un organo ministeriale inglese che si occupa della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per cui riteniamo molto importante e qualificato il loro parere, specialmente se andiamo ad esaminare quanto dicono sulle corrette tecniche di tree climbing.
In una recente pubblicazione, “A guide to good climbing practice”, l’HSE testualmente dice:
L’HSE da il benvenuto a queste linee guida che stabiliscono la tecniche ed i sistemi di lavoro che possono essere considerati le migliori pratiche in arboricoltura e che aiutano ad ottemperare alle obbligazioni di legge.
A proposito delle tecniche di posizionamento utilizzate in Tc si esprime come segue:
La maggior parte delle tecniche  descritte in questa guida ricadono nella definizione di lavoro in posizionamento. Queste sono accettate come  sicure, efficaci ed efficenti per il lavoro di arboricoltura.
In seguito ad un lungo processo di prove pratiche nelle quali sono state testate le varie tecniche di movimentazione, sempre l’Hse si esprime a riguardo della problematica dell’utilizzo della doppia fune richiesta per legge, dicendo:
La legge sui lavori in altezza prevede l’utilizzo di due funi separate.
Come precedentemente descritto, la maggior parte delle tecniche di lavoro  descritte nella guida sono di posizionamento piuttosto che di accesso su fune.
Durante l’accesso i sistemi di back-up possono essere causa di rischi addizionali, generati dall’incrocio di corde,etc…. che dovranno essere tenuti in considerazione specialmente se comparati con la breve durata dell’accesso.
In questi casi potranno essere utilizzati sistemi di accesso a corda singola.
Quanto prodotto da questo organo governativo è per noi molto importante e dovrebbe costituire un precedente al quale fare riferimento.
Molto più semplice la situazione nella vicina Francia, dove un decreto ministeriale ha stabilito così:
Il decreto del 4 agosto 2005 identifica i lavori sugli alberi tramite funi come una circostanza eccezionale che rende possibile l’utilizzo di una sola fune.
Molto chiaro e tranciante, anche se forse non condividiamo appieno una soluzione così drastica perché apre la porta a mille variabili incontrollabili.
Mi avvierei alla conclusione tentando di valutare le prospettive future.
Riteniamo, e non siamo i soli, che vi sia una indubbia necessità di revisione della “Linea Guida per l’esecuzione di lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi” prodotta nel 2003.
Questo testo è stato il prodotto di un grande lavoro e per anni molto importante, prima non vi era nulla a riguardo, ma ora da molte parti si ritiene necessaria una sua revisione.
Noi, come arboricoltori tree climbers, non possiamo che essere d’accordo, anche perché la nostra specificità lavorativa non era quasi neppure stata allora presa in considerazione e comunque nessuno degli addetti al nostro settore era presente a quel tavolo di lavoro.
E’ quindi  necessario un costruttivo ed aperto confronto con le altre parti in causa, ad esempio con i rappresentanti del Corpo Nazionale delle Guide Alpine, con i quali abbiamo negli anni instaurato un dialogo molto spesso dialettico ma nel complesso positivo.
Auspichiamo che oltre alla nostra prevista partecipazione al futuro tavolo di lavoro di revisione della Linea Guida, vengano al suo interno recepite le direttive degli altri paesi europei.
Mi sento di dire che noi tree climbers siamo un po’ stanchi ed esasperati di sentirci continuamente dire da persone che nulla hanno a che fare con il nostro lavoro e che mai sono salite su di un  albero, quali sono le migliori tecniche per noi, e mi auguro che la nostra storia, lavoro e ricerca di decenni non vengano vanificati.
Se tra coloro hanno seguito questa relazione vi sono rappresentanti delle Asl, dell’Inail, dell’Ispesl o di qualsiasi ente istituzionale preposto alla sicurezza negli ambienti di lavoro e ritengono che in ciò che ho esposto vi siano dei fondamenti di verità e logicità, li invito a supportarci in futuro.
Un cordiale ringraziamento.
Renato Comin

Ultimo aggiornamento ( marted́ 22 dicembre 2009 )